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Associazione di promozione sociale iscritta nel Registro delle Associazioni della Regione Lazio con determina N.D2550 10/06/2005
Cronistoria di una musica e di altri amori

La lunga relazione amorosa (perché di questo si tratta, e la scelta di denominare Jazzflirt la nostra associazione ne è l'esito prevedibile) tra la generazione formatasi negli anni '60 e '70 del secolo scorso e la musica del popolo nero d'America ha seguito un percorso non sempre lineare, spesso accidentato, talvolta costretto alla "clandestinità", quasi adombrasse le peccaminosità di un ménage adulterino.
Come dimenticare i primi ascolti adolescenziali allorché, tra un brano di Bandiera gialla e uno di Per voi giovani, girando per caso la manopola della radio, ci imbattevamo in un programma curato da Adriano Mazzoletti, per essere subito catturati da una nota ora liricamente distesa ora incandescente che ci lasciava sospesi tra lo sconcerto e la curiosità di una nuova, sconosciuta emozione?
Nell'estate del 1973, una sparuta setta di adepti di quella che a tanti sembrava ancora una musica "strana" realizza, nella vecchia sala del cinema Caposele - con un contributo di 300 mila lire offerto dall'Azienda autonoma soggiorno e turismo di Formia - una tre-giorni che fu sicuramente la prima manifestazione di questo genere a sud di Roma.
Un altro gruppo di giovani appassionati si prende cura, per tutti gli anni '80, di tenere accesa la debole fìammella della causa del jazz nella nostra zona, dando vita, tra le scontate traversie organizzative e le incomprensioni del potere politico locale, a diverse edizioni estive di concerti by the sea nell'area antistante il porticciolo Caposele di Formia.
Il decennio dei '90 si apre con un'accresciuta sensibilità delle nuove amministrazioni che si avvicendano nel governo delle nostre città: aumentano, seppur in maniera non vistosa, le occasioni di ascolto e, in qualche caso, le esibizioni artisticamente dignitose; nella frazione di Castellonorato, è ancora un gruppo di cittadini che, con il sostegno del contributo pubblico, riesce a portare a buon fine alcune edizioni di un festival del blues, con musicisti di richiamo internazionale.
Sul piano strettamente musicale, si può affermare che oggi molta produzione jazzistica è di prevalente matrice europea (magari con influssi orientali, etnici e via orecchiando...), al punto che taluni preferiscono parlare di "musica creativa improvvisata" o altri, come George Russell, arrivano a sostenere che "il baricentro del jazz si sta spostando [o si è già spostato?] in Europa".
Questo è il nocciolo del problema, perché individua il jazz nella sua essenza di cultura di sintesi, sincretica diremmo, complessa e multiforme, eppur duttile e versatile nella sua vitalità, capace di diramarsi nelle direzioni più varie, spesso lontane dalle sue originarie radici afroamericane.
Come è stato detto, "il bianco e il nero finiscono per confondersi in un bel grigio brillante".
Perché questa è la vera eredità del jazz: imboccare le strade del mondo alla ricerca di altri stimoli e, conformemente alla sua intima vocazione originaria, pur nel rispetto dei valori delle tradizioni, creare una prospettiva in divenire sul mondo che cambia.
La passione per il jazz è dura a morire: resta lì, come una goccia di rugiada tenace fino al mattino, ma, al tempo stesso, bisognosa di protezione. Ed è lì che ci siamo incontrati, vecchi e nuovi innamorati, per rinnovare il flirt con il jazz e altri amori. Ridare sangue e anima a un'antica passione è compito di amanti disinteressati, liberi da mire personali o di parte.
Se è vero - come scrive Baudelaire - che "la musica scava il cielo", c'è allora da augurarsi che le note del jazz, arrivando fino al cielo di una notte stellata, ci riportino un frammento di quel cielo affinché si depositi, come un bozzolo fecondo, dentro ognuno di noi...

 
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